“A Marco Carrai va il nostro sincero ringraziamento per il lavoro svolto alla guida della Fondazione Meyer e, soprattutto, per i risultati raggiunti. Durante la sua presidenza il fundraising della Fondazione è cresciuto da 11 a 17 milioni di euro. Numeri importanti, ai quali si aggiungono ulteriori risorse destinate direttamente all’ospedale e che testimoniano la qualità del lavoro svolto.”
Lo dichiarano Francesco Casini, capogruppo di Casa Riformista in Consiglio regionale della Toscana, e Francesco Grazzini, capogruppo di Italia Viva–Casa Riformista in Consiglio comunale a Firenze.
“Una Fondazione come quella del Meyer deve essere giudicata sulla capacità di raccogliere risorse, costruire relazioni e trasformarle in opportunità concrete per l’ospedale e per i bambini. Ed è su questo terreno che i risultati raggiunti in questi anni parlano da soli.”
“Dispiace che il lavoro di Carrai sia stato spesso oscurato da una strumentalizzazione tutta politica della sua figura, legata al suo ruolo di console onorario di Israele. Attacchi che abbiamo considerato sbagliati allora e che continuiamo a considerare tali oggi. Carrai ha sempre cercato di costruire ponti, contribuendo all’accoglienza di bambini provenienti da ogni parte del mondo, e ha sempre ribadito di rappresentare lo Stato e il popolo di Israele, non il Governo Netanyahu, nei confronti del quale ha espresso pubblicamente critiche in numerose occasioni.”
“L’esultanza del Movimento 5 Stelle per la mancata riconferma di Carrai dimostra purtroppo quanto questa vicenda sia stata trasformata in una battaglia politica fine a se stessa. Speriamo che chi oggi esulta dedichi la stessa attenzione ai risultati futuri della Fondazione Meyer e sia altrettanto rigoroso nel giudicare chi sarà chiamato a guidarla. Perché alla fine le polemiche passano, mentre i numeri restano: e saranno i risultati, le risorse raccolte e la qualità del contributo garantito all’Ospedale Meyer e ai suoi bambini il metro con cui giudicare chiunque ne sia alla guida.
L’auspicio è che non venga disperso il patrimonio di risorse, relazioni e progettualità costruito in questi anni. Su questo, più che sulle bandierine politiche piantate oggi, sarà giusto fare i conti domani.”