«L’audizione di questa mattina in Commissione è stata relativamente utile. Il presidente Frittelli ha fornito chiarimenti importanti, ma è apparso anche piuttosto solo nell’affrontare una vicenda che ormai da settimane è diventata un caso politico per la città.
Proprio per questo riteniamo che sarebbe stato opportuno che fosse presente anche la Sindaca. La Commissione si è svolta da remoto e sarebbe stato possibile parteciparvi con facilità. La presenza di due assessori non era sufficiente: una vicenda di questa portata richiedeva un’assunzione di responsabilità politica al massimo livello. È stata un’occasione persa per mettere un punto su questa vicenda.
Nel corso della Commissione ho posto una domanda molto semplice, alla quale però non è arrivata una risposta chiara: si ritiene davvero congruo un canone di circa 800 euro al mese per appartamenti che, una volta destinati agli affitti brevi, possono essere commercializzati a oltre 400 euro a notte? È un interrogativo che va al cuore della vicenda e sul quale sarebbe stato necessario un chiarimento preciso.
Rimane inoltre una grave incoerenza politica. Anche oggi, da parte della maggioranza, è stato rivendicato come legittimo il principio della valorizzazione e della redditività del patrimonio immobiliare. Premesso che un canone di circa 800 euro al mese appare difficilmente compatibile con un’effettiva valorizzazione del patrimonio, ritengo corretto che anche un ente pubblico persegua una gestione efficiente e imprenditoriale dei propri immobili: è una posizione che sostengo da sempre. Ma proprio per questo emerge una contraddizione evidente con le politiche portate avanti in questi anni dal Comune di Firenze, dove sul tema degli affitti brevi si è scelto di colpire soprattutto i piccoli proprietari, che gestiscono uno o due immobili di carattere familiare, mentre i grandi operatori hanno continuato a crescere indisturbati. Se il principio della redditività è valido, deve valere per tutti; se invece non lo è, allora non può essere invocato solo quando riguarda il Comune, i suoi enti e le sue partecipate, che dovrebbero essere i primi a dare l’esempio.
È proprio questa contraddizione che oggi emerge con forza. Al di là degli aspetti giuridici, sui quali saranno svolti tutti gli approfondimenti necessari, resta completamente aperta una questione eminentemente politica che la maggioranza continua a non affrontare.
Il caso Montedomini rappresenta l’ennesimo cortocircuito di un’amministrazione che appare sempre più priva di una visione, offuscata da un approccio ideologico che non appartiene alla storia di questa città. Firenze ha bisogno di scelte coerenti, di innovazione, di vitalità e di una prospettiva per il futuro. Oggi, invece, prevalgono confusione, contraddizioni e tanta, troppa demagogia.» Così Francesco Casini, consigliere comunale e regionale di IV- Casa Riformista.