«È importante chiarirlo subito: quella presentata oggi in conferenza stampa non è la replica toscana del reddito di cittadinanza nazionale, ma una misura profondamente diversa.
Parliamo di un reddito di reinserimento lavorativo, che si fonda su un principio che condividiamo: non assistenzialismo fine a sé stesso, ma accompagnamento concreto al lavoro.
L’esperienza del reddito di cittadinanza ha mostrato limiti evidenti, soprattutto quando si è tradotta in un sostegno economico scollegato da reali percorsi di formazione e inserimento. Qui siamo davanti a un’impostazione diversa: il sostegno economico è legato a un impegno preciso, quello della formazione, con l’obiettivo di costruire competenze e favorire il ritorno nel mercato del lavoro.
Se, come stimato, questa misura potrà coinvolgere fino a 11.000 toscani, significa offrire a migliaia di persone non solo un aiuto temporaneo, ma una vera seconda possibilità: utilizzare il tempo della difficoltà per formarsi, qualificarsi e rimettersi in gioco.
Per questo guardiamo con favore a questa sperimentazione: perché mette al centro la dignità del lavoro e la responsabilità delle politiche pubbliche di creare opportunità, non dipendenza.
Sarà ora fondamentale monitorarne l’efficacia e i risultati, ma l’impostazione è quella giusta: sostenere le persone mentre costruiscono il proprio futuro, non sostituirsi ad esso.» Così Francesco Casini, capogruppo di Casa Riformista in consiglio regionale della Toscana.